“Anita e Nico, dal Delta del Po alle Foreste Casentinesi” – un romanzo per ragazzi

Segnaliamo la pubblicazione di

Anita e Nico,
dal Delta del Po alle Foreste Casentinesi

“Un romanzo per ragazzi, che racconta di autostrade da costruire, campi inondati da pesticidi, e bambini in bici, scapestrati e coraggiosi, che affrontano mille peripezie per cercare di salvare la “loro” siepe dal cemento, dai pesticidi e dai progetti del grandi… credo che i piccoli potranno cambiare il mondo!” – così ne parla Linda Maggiori, l’Autrice;

“Un viaggio immaginario attraverso alcune delle più belle aree naturali protette della parte orientale dell’Emilia-Romagna…
Durante il viaggio, quasi tutto in bici, i due protagonisti, Anita e Nico, incontrano tanti personaggi, animali e umani, che li accompagnano e li aiutano a raggiungere il loro obiettivo, salvare la siepe che attraversa i campi del loro babbo…” – dalla prefazione di Massimiliano Costa, direttore dell’Ente Gestione Parchi e Biodiversità, Romagna.

cop_ANICO (1)di Linda Maggiori, illustrazioni di Raffaella Grillandi, Tempo al Libro Editore

col patrocinio del Parco Regionale del Delta del Po, e Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

il libro sostiene il Comitato Salviamo il Paesaggio

200 pagine, 12 euro

acquistabile da http://www.tempoallibro.it/

5 ottobre 2014 at 03:55 Lascia un commento

Convegno “ATTUALITÀ IN ALLATTAMENTO: EPIGENETICA, AMBIENTE E PREVENZIONE”

Patrizia Gentilini, portavoce della Campagna per la difesa del latte materno presenterà la Campagna al Convegno

“ATTUALITÀ IN ALLATTAMENTO:
EPIGENETICA, AMBIENTE E PREVENZIONE”

che si terrà il 4 ottobre a Palazzo Binelli – Carrara (MS).

Questo il programma:

  • 8.30 Inizio dei lavori e saluti della Direzione Aziendale
  • 8.50 Presentazione ISDE sezione Massa Carrara, Gioacchino Cancemi

I SESSIONE: EPIGENETICA E AMBIENTE NELL’ALLATTAMENTO
Moderatori: Alberto Rutili, Ilaria Mariotti

  • 9.00 “Epigenetica e allattamento al seno”, Giuseppe Banderali
  • 9.25 “Campagna nazionale per la difesa del latte materno dai contaminanti ambientali”, Patrizia Gentilini
  • 9.50 Discussione
  • 10.20 “Flash mob nazionale”, Ilaria Mariotti

II SESSIONE: ALLATTAMENTO MATERNO NELLA PRATICA CLINICA
Moderatori: Graziano Memmini, Alessandra Kemeny

  • 10.45 “Allattamento nel pretermine e follow up nutrizionale”, Maria Lorella Gianni
  • 11.15 Discussione
  • 11.30 TAVOLA ROTONDA: Il percorso BFHI-BFCI nell’AUSL 1 “Ospedale e Comunità amica del bambino BFHI-BFCI “, Fabiola Salvetti
    - “La voce dell’infermiera in un ospedale amico del bambino al nido e in neonatologia” Cristina Stefanini e Cristina Martini Pilatti
    - “Il Pediatra di famiglia: la presa in carico territoriale precoce del neonato”, Alberto Nardi Perna
    - “L’ostetrica del consultorio: i servizi territoriali per l’allattamento per mamme e bambini”, Graziella Bielli
    - “La Lega del latte nella nostra realtà”, Silvia Del Corso
  • 12.30 Discussione
  • 12.45 Presentazione del programma SAM locale, Cinzia Luzi

SCARICA IL PROGRAMMA DETTAGLIATO

21 settembre 2014 at 13:38 Lascia un commento

Patrizia Gentilini scrive a Norma Rangeri

icona_disruptorsGent.ma Dott.ssa Rangeri,

seguo sempre con interesse primapagina ed in particolare questa settimana da Lei condotta.

Volevo intervenire sulla questione tornata di recente alla ribalta della infertilità e fecondazione eterologa.

Come medico noto che molto raramente ci si interroga sulle cause che sono all’origine  di questa e di tante altre patologie (non solo oncologiche!) drammaticamente in aumento.

Evidenze scientifiche ben consolidate segnalano che l’infertilità è correlabile all’esposizione ad “interferenti endocrini” (endocrin disruptor). Si tratta di sostanze di natura anche molto diversa fra loro – presenti ormai stabilmente non solo nell’ambiente ma nei nostri stessi corpi e nel cordone ombelicale – quali diossine, pesticidi, metalli pesanti, ritardanti di fiamma, policlorobifenili e numerosissime altre che, a dosi anche estremamente basse,  interferiscono ed alterano delicatissime funzioni del nostro organismo quali quelle riproduttive, metaboliche (diabete, obesità), della tiroide, nonché immunitarie e neurologiche.

Le segnalo  al riguardo questi siti  dell’Istituto Superiore di Sanità:

Questa mattina ho anche sentito che Lei non era a conoscenza dei quanto si vorrebbe fare del Corpo Forestale dello Stato: ebbene nel decreto Madia sulla Pubblica Amministrazione è previsto lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato*.  Si tratterebbe di un atto gravissimo perché si tratta di un Corpo di Polizia che svolge un servizio indispensabile per la tutela del territorio dell’ambiente (e quindi della salute) e credo che il nostro paese sia già anche troppo inquinato e soprattutto ammalato.

image003A questo proposito mi permetto di evidenziarLe che questa non è una “boutade”, ma  purtroppo una tragica realtà: si parla sempre (e con grande enfasi) dell’aumento della speranza di vita nel nostro paese, ma nessuno parla della diminuzione della speranza di vita in salute in Italia. Qui l’aggiornamento al 2014 dei dati EUROSTAT 2012 sul raffronto tra l’aspettativa di vita SANA in Italia vs l’Europa (i paesi migliori sono: Svezia, Norvegia, Svizzera, Malta, ecc. il grafico include anche la media  europea) – http://ec.europa.eu/health/indicators/indicators/index_en.htm. In poche  parole i bambini nati in Italia nel 2004 avevano – dopo i 65 anni- una speranza di anni di vita in salute di  altri 11 e 13 anni rispettivamente per maschi e femmine, per i nati nel 2012 i dati sono rispettivamente di 8 e 7 anni, quindi nell’arco di 8 anni i maschi hanno “perso” 3 anni di speranza di vita in salute e le bambine addirittura 6! Perché non si riflette anche su questo fatto che comporta ovviamente costi crescenti per la collettività? Spero possa essere data una adeguata informazione anche su questo, dal momento che – fortunatamente – che l’art. 32 della Costituzione non è ancora in via di smantellamento…

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti

Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo, portavoce della Campagna Nazionale per la Difesa del Latte Materno dai contaminanti ambientali

* È presente anche una petizione in rete a questo riguardo:
https://www.change.org/it/petizioni/no-alla-soppressione-del-corpo-forestale-dello-stato

19 agosto 2014 at 20:14 Lascia un commento

Comunicato Stampa – Bonifiche

Comunicato Stampa – Bonifiche, TAR Lazio boccia sonoramente il Ministero dell’Ambiente sui declassamenti dei Siti di Interesse Nazionale a Siti di Interesse Regionale.

Primo stop alla strategia ministeriale di mettere la polvere inquinata sotto il tappeto.
Ora cambiare radicalmente il decreto “inquinatore protetto” in discussione in Parlamento.
Il Ministero dell’Ambiente rimedia una sonora bocciatura davanti al TAR Lazio sull’operazione di declassamento dei Siti nazionali di bonifica avvenuta nel 2013.

Il Ministero, sulla base delle valutazioni dei suoi dirigenti e funzionari, prendendo spunto da una modifica al Decreto legislativo 152/2006 riguardante i criteri per l’individuazione dei Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (le aree più inquinate del paese), ne avevano declassati ben 18 siti su 57, trasformandoli in Siti di Interesse Regionale. Un’operazione realizzata in sordina, senza alcun coinvolgimento delle comunità (tranne le regioni a cui il Ministero aveva dato pochi giorni di tempo per esprimersi) ma dalla portata enorme, visto che i funzionari e i dirigenti del Ministero considerarono degna di declassamento anche la Terra dei Fuochi (ma anche La Maddalena in Sardegna)!

La Regione Lazio, il comune di Ceccano e, con intervento “ad adiuvandum”, l’associazione “Rete per la Tutela della Valle del Sacco ONLUS” hanno proposto un ricorso sul declassamento del sito “Valle del Sacco” che ora il TAR del Lazio ha accolto pienamente.

Per il Coordinamento Nazionale Siti Contaminati, per il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e per la Rete Stop Biocidio Lazio si tratta di una sentenza importantissima per i risvolti che dovrebbe avere a livello nazionale. Le motivazioni alla base dell’accoglimento del ricorso sul SIN Valle del Sacco rappresentano una pesantissima censura sull’intera operazione portata avanti dal Ministero dell’Ambiente per sollevarsi dalle proprie responsabilità dopo un decennio di sostanziale inazione rispetto al risanamento dei SIN e, più in generale, rispetto allo stato di inquinamento di moltissime aree del paese.

I giudici del TAR, infatti, ritengono che, rispetto all’applicazione dei nuovi criteri per il riconoscimento (o l’esclusione) delle aree “il ragionamento del Ministero, ad avviso di questo Collegio, è erroneo in radice” e che “La norma applicata sembra anzi ampliare (piuttosto che restringere) le fattispecie dei territori potenzialmente rientranti nell’ambito dei siti di interesse nazionale…”. Infatti il Ministero aveva inteso che un’area per essere classificata quale SIN dovesse soddisfare contemporaneamente tutti i criteri del Decreto. Scrivono i giudici del TAR Lazio “Il testo normativo non autorizza, in effetti, ad avviso del Collegio, una lettura tale da indurre a considerare, per la qualificazione di SIN, la presenza di tutte le circostanze cui l’art. 252 comma 2 predetto fa riferimento…..Si tratta, in altre parole, di criteri che variamente combinati devono (o possono) portare l’Amministrazione a riconoscere quella grave situazione di compromissione e di rischio ambientali tale da implicare (a prescindere dalle cause che l’hanno determinata) il superiore interesse nazionale”.

Sulle bonifiche si sta giocando una partita al ribasso rispetto alle politiche industriali del paese, con una strategia volta ad annacquare il principio “chi inquina paga” a favore dei grandi gruppi industriali che non vogliono pagare integralmente il prezzo del risanamento delle aree che hanno contaminato. In poco più di un anno vi sono stati ben quattro decreti, tutti volti a nascondere la polvere inquinata sotto il tappeto (Governo Monti: Decreto di declassamento dei SIN; Governo Letta: Decreto del “fare” e Decreto “destinazione Italia”; Governo Renzi: Decreto “competitività” ora in discussione in parlamento). Grazie alla mobilitazione dei comitati le prime tre norme sono state modificate limitando i danni ma ora con il Decreto Competitività “inquinatore protetto” si rischia di nascondere il reale stato di contaminazione del paese e di procedere a bonifiche sulla carta.

Invitiamo nuovamente i parlamentari a modificare il Decreto competitività secondo l’appello che abbiamo lanciato nei giorni scorsi. Al Ministro Galletti chiediamo di riesaminare l’intera operazione di riclassificazione dei SIN alla luce delle indicazioni del TAR Lazio, includendo anche i nuovi siti gravemente inquinati che quasi ogni giorno vengono posti all’attenzione dell’opinione pubblica nonché di procedere alla valutazione dell’efficacia del lavoro svolto in questi anni dagli uffici ministeriali preposti.

Roma, 18 Luglio 2014.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Rete Stop Biocidio Lazio e Abruzzo
Coordinamento Nazionale Siti Contaminati

25 luglio 2014 at 07:12 Lascia un commento

Perchè stiamo perdendo la guerra contro il cancro

SKMBT_C353 14022015010-001Perchè stiamo perdendo la guerra contro il cancro.

Nel 1971 il Presidente Nixon firmò il National Cancer Act, un ambizioso progetto con cui si delineava la strategia della  “guerra al cancro”, guerra che gli Stati Uniti erano decisi a combattere ed ovviamente a vincere. Erano gli anni in cui l’uomo era arrivato sulla luna , la fiducia nelle potenzialità della scienza era pressochè illimitata e sembrava che con poderosi finanziamenti ogni traguardo potesse essere raggiunto. Erano anche gli anni in cui prendeva corpo l’idea che il cancro fosse una malattia “genetica” e che  nascesse da una singola cellula in qualche modo “impazzita”.
Si pensava che per un “incidente  genetico” casuale  avvenissero una serie di mutazioni a carico del DNA tali da comportare una proliferazione incontrollata ed una sorta di “immortalizzazione” delle cellule figlie.
L’idea era quindi che una sorta di selezione darwiniana conferisse vantaggi in termini di sopravvivenza e capacità di metastatizzare alle  cellule figlie via via sempre  più aggressive e maligne rispetto a quelle di origine con un processo irreversibile che portava infine a morte l’organismo ospite.
Il cancro era ritenuto una malattia dell’età adulta in cui, proprio per l’aumento della speranza di vita, era sempre più probabile che insorgessero mutazioni casuali: in qualche modo il cancro era visto quasi come un  prezzo da pagare al nostro modo di vita ed in definitiva allo sviluppo.
Se l’origine del cancro risiedeva in un danno a carico del DNA era logico quindi pensare di risolvere il problema cercando di svelare tutti i segreti del genoma  e sperimentare terapie che colpissero la cellula nel suo centro vitale, il DNA appunto.
Gli investimenti che furono fatti negli USA ed in seguito anche in altri paesi del mondo occidentale furono a dir poco esorbitanti, ma, come ha scritto nel 2005 in una esemplare lettera aperta un grande oncologo  americano S. Epstein, “dopo trent’anni di reclamizzate ed ingannevoli promesse di successi, la triste realtà è infine affiorata: stiamo infatti perdendo la guerra al cancro, in un modo che può essere soltanto descritto come una sconfitta. L’incidenza dei tumori – in particolare della mammella, dei testicoli, della tiroide, nonché i mielomi e i linfomi, in particolare nei bambini – che non possono essere messi in relazione con il fumo di sigaretta, hanno raggiunto proporzioni epidemiche, ora evidenti in un uomo su due e in oltre una donna su tre”.
Queste che sembravano pessimistiche considerazioni di qualche medico isolato hanno in realtà trovato autorevoli conferme in un articolo dall’emblematico titolo “ Ripensare la guerra al cancro” comparso a dicembre 2013 nella prestigiosa rivista Lancet (www.thelancet.com). Perchè l’obiettivo non è stato raggiunto? Dove abbiamo sbagliato?
Evidentemente concentrare tutte le risorse sulla  ricerca di terapie, bene e spesso rivelatesi inefficaci  o sulla diagnosi precoce non è stata la strada vincente.
In effetti nuove emergenti teorie sulle modalità con cui il nostro genoma si relaziona con l’ambiente ci fanno capire come anche la nostra visione del problema cancro – e non solo- sia stata estremamente riduttiva e di come quindi dobbiamo radicalmente cambiare il nostro punto di vista se solo vogliamo sperare di uscire da questo empasse.
Si è sempre pensato al genoma come a qualcosa di predestinato ed immutabile, ma le conoscenze che da oltre un decennio provengono dall’epigenetica ci dicono che le cose non stanno così. Il genoma  è qualcosa che continuamente si modella e si adatta a seconda dei segnali – fisici, chimici, biologici – con cui entra in contatto. Come una orchestra deve interpretare uno spartito musicale facendo suonare ad ogni  musicante il proprio strumento, così l’informazione contenuta nel DNA viene continuamente trascritta attraverso meccanismi biochimici che comprendono  metilazione, micro RNA, assetto istonico che vanno appunto sotto il nome di  epigenoma.  L’epigenetica ci ha svelato che è l’ambiente che “modella” ciò che  siamo, nel bene e nel male, nella salute e nella malattia….
L’origine del cancro non risiede quindi solo in una mutazione casualmente insorta nel DNA di una qualche nostra cellula, ma anche in centinaia di migliaia di modificazioni epigenetiche indotte dalla miriade di agenti fisici e sostanze chimiche tossiche e pericolose con cui veniamo in contatto ancor prima di nascere e che alla fine  finiscono per danneggiare in modo irreversibile lo stesso DNA.
L’articolo di Lancet  sostiene che  per vincere la guerra contro il cancro abbiamo bisogno di una nuova e diversa visione del campo di battaglia: per coloro che da decenni si battono per una riduzione  dell’esposizione delle popolazioni agli agenti inquinanti e cancerogeni questa nuova visione del problema ha un unico nome: Prevenzione Primaria che non può essere ridotta solo alle indicazioni riguardanti gli “stili di vita”, ma che deve intervenire energicamente sulla tutela degli ambienti di vita e di lavoro, come ci indicano drammaticamente anche i dati recenti della cronaca italiana!

Patrizia Gentilini
febbraio 2014

 

20 febbraio 2014 at 12:52 Lascia un commento

IL DIRITTO DEL BAMBINO A NON ESSERE INQUINATO

isde

Incontro pubblico tra esperti e cittadinanza

Sabato 22 Febbraio 2014 – ore 09:00 – AUDITORIUM SAN GAETANO – via

Altinate, 71

**********

clicca qui per  visualizzare locandina e programma: 2014 02 22 Il diritto del bambino a non essere inquinato.

L’immissione nell’aria, nell’acqua, nel suolo e nel sottosuolo di

composti tossici, molti dei quali persistenti e accumulabili negli

organismi viventi favorisce l’insorgenza di varie malattie che

colpiscono maggiormente le persone più fragili, prima di tutto i

bambini. Durante il convegno medici ed altri professionisti che si

occupano anche di ambiente, salute e bambini, daranno, in merito,

informazioni utili, indipendenti e scientificamente attendibili.

14 febbraio 2014 at 08:08 Lascia un commento

XII Giornata Mondiale contro il cancro infantile

MinervaPelti ONLUS

 Riflessioni dell’Ass. Minerva PELTI in occasione della XIIa

Giornata Mondiale contro il cancro infantile 2014

Rabbia, Amore e Ragione contro il Cancro Infantile

Giornata Mondiale contro cancro infantile 2014

Da una parte il grido violento di Daniel, un padre disperato ma lucido, che ha perso il proprio bambino di 4 anni da pochi giorni a causa di un neuroblastoma. Abita nella zona di Recanati dove altri bambini si sono ammalati dello stesso tipo di tumore nel giro di poco più di un anno e altri ne sono morti. Daniel dice: “mi sento arrabbiato e deluso anche contro quei cittadini che non si rendono conto di come le loro abitudini malsane influenzino tanto negativamente l’ambiente nel quale viviamo e non hanno la consapevolezza di avere colpa per la morte dei nostri figli e che resteranno così miopi fino a che non toccherà ai loro di figli augurandomi, senza sensi di colpa, che succeda prima a loro però.

Dall’altra scienziati di fama mondiale dei quali il Lancet, prestigiosa rivista scientifica internazionale, di dicembre 2013 pubblica i lori “nuovi” pensieri su: “.

Ripensare la guerra al cancro .di Hanahan D: “Circa 40 anni fa, è stata introdotta una metafora sul cancro che, essendo un avversario tanto insidioso, era giustificata una dichiarazione di guerra a questa malattia. …nonostante i progressi straordinari nella nostra comprensione della patogenesi della malattia, nella maggior parte dei casi e per la maggior parte delle forme di cancro non è stata vinta questa guerra.

Una seconda metafora era su dei proiettili magici per terapie mirate, basate sulla conoscenza dei meccanismi che avrebbero colpito, con conseguenze devastanti per la malattia .

La realtà, tuttavia, è che le terapie mirate non sono generalmente risolutive e neanche durevolmente efficaci, … Penso che, proprio come nelle guerre moderne, la guerra al cancro abbia bisogno di una nuova visione del campo di battaglia”.

E ancora, sempre su Lancet di Dic 2013, un articolo del Prof. Vineis . e del Prof. Wild dal titolo: “Modelli globali del cancro : cause e prevenzione” gli stessi autori affermano tra l’altro che: “la

prevenzione primaria è un modo particolarmente efficace per combattere il cancro, e che tra un terzo e la metà dei tumori potrebbe essere prevenuto, sulla base delle attuali conoscenze dei fattori di rischio . La prevenzione primaria ha inoltre diversi vantaggi: avrebbe benefici anche per le persone diverse da quelle direttamente interessate dal tumore, infatti evitare l’esposizione ad agenti cancerogeni è in grado di prevenire altre malattie … La prevenzione primaria deve quindi essere la priorità e divenire parte integrante del controllo globale del cancro”.

Due mondi estremamente distanti tra loro ma che hanno entrambi compreso, chi sulla propria pelle e chi attraverso la propria esperienza professionale, come sia necessario affrontare la guerra al cancro con un cambiamento radicale della cultura civile e dell’impostazione scientifica.

Daniel invoca una

rivoluzione culturale della società civile, a cominciare dai singoli cittadini e lavoratori che non possono e non devono più celarsi dietro al non sapevo, non pensavo, ho fatto solo il mio lavoro, sono anni che faccio così, tanto ormai è tutto inquinato, e così via in un crescendo di luoghi comuni che ci hanno reso tutti complici e hanno avvelenato la nostra vita, ma soprattutto quella dei nostri bambini che avrebbero avuto il diritto di trovare alla loro nascita un ambiente salubre e non intossicato e soggiogato alle sole logiche del massimo profitto.

I Professori della Scienza Medica, che con le loro esternazioni finalmente contro corrente raggiungono il risalto della prestigiosa rivista scientifica Lancet, sconvolgono tutto quello che da decenni ci viene detto da altri scienziati al servizio di chissà chi, sulla battaglia contro il cancro. Decenni costati milioni di vite e chissà quanti miliardi finiti in ricerche troppo spesso finanziate da coloro che avevano tutto l’interesse ad ottenere risultati accondiscendenti per il proprio business.

Come può ancora oggi una parte del mondo medico, alla luce di queste morti assurde di bambini innocenti, affermare ad esempio che: “la nostra regione (le Marche ndr) è perfettamente in linea, quanto a incidenza del neuroblastoma, con la media nazionale”. Allora di cosa preoccuparsi, allora non è necessario fare nulla perché è normale che muoiano 2 bambini all’anno e se ne ammalino altrettanti in un’area che conta un pugno di abitanti !!

E se, anche grazie alla medicina moderna, sono sempre di più i bambini che sopravvivono al cancro, questo non può bastarci perché le conseguenze di questa malattia sono spesso devastanti. Grazie alla fiction di RAI 1 “Braccialetti Rossi” di queste settimane, è possibile entrare in contatto con uno spaccato della realtà che ruota intorno alla malattia oncologica dei ragazzi che, sia pur opportunamente adattato ad una visione televisiva in prima serata, fa arrivare il messaggio anche a coloro preferiscono girarsi da un’altra parte e sperare che la malattia non bussi mai alla porta dei loro cari. …

Solo se continueremo a far crescere la consapevolezza circa la possibilità di arrestare questo stato di cose terrificante, attraverso l’applicazione concreta e incondizionata dei sani principi di tutela dei beni comuni inviolabili come quello della salute pubblica, cominciando dal Principio di Precauzione sancito anche dal Trattato dell’Unione Europea, potremo sperare in una inversione di tendenza.

Ma ancora oggi in Italia se muore un bambino per malattia (ne muoiono oltre 500 ogni anno per tumore), questo è giudicato “perfettamente in linea con la media nazionale” e non merita di essere indagato ulteriormente, fino almeno alla indicazione dei possibili fattori che possono aver contribuito all’insorgenza della malattia, cosa che, se opportunamente tracciata e mappata, porterebbe automaticamente all’applicazione del Principio di Precauzione che almeno farebbe rimuovere le possibili fonti di rischio, almeno fino a che il produttore, il fabbricante, l’impresa o chicchessia, dimostrino l’assenza di pericolo, invertendo così l’onere della prova che oggi è chiesta in maniera sempre più arrogante al danneggiato piuttosto che al danneggiante.

Bambini che siete volati in cielo prematuramente a causa dell’ignoranza e dell’ingordigia degli adulti, aiutateci ad andare avanti nella ricerca della verità e della giustizia.

14 febbraio 2014 at 08:07 1 commento

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