Se il latte materno è inquinato dobbiamo smettere di allattare?

23 marzo 2012 at 07:32 13 commenti

Molti ci chiedono se la Campagna potrebbe scoraggiare le mamme ad allattare al seno i propri bambini e visti i bassi tassi di allattamento presenti nel nostro Paese e la disinformazione generale che ruota intorno a questa pratica di salute millenaria a cui non viene data l’importanza necessaria nella nostra cultura  ritengo importante chiarire alcuni aspetti fondamentali che stanno alla base di questa iniziativa.

Da un punto di vista strettamente comunicativo è chiaro che gridare a gran voce che il latte materno è inquinato è un messaggio che provoca certamente un forte impatto emotivo nelle mamme e negli addetti ai lavori che può avere come conseguenza per le mamme la preoccupazione di mettere in pericolo la salute dei propri figli attraverso l’allattamento al seno oppure per gli operatori del settore quella che venga indirettamente scoraggiato l’allattamento. Tuttavia occorre fare chiarezza e andare oltre le apparenze immediate per capire in profondità il valore di questa affermazione e perché è necessaria.

Occorre trasformare queste emozioni in azione e non cedere all’evitamento della notizia e alla censura della loro fonte.

Tutto il nostro corpo è inquinato: lo sperma maschile, l’utero femminile, l’aria che respiriamo e il cibo che ingeriamo riflettono lo stato dell’ambiente in cui viviamo e del cibo che mangiamo. Gli studi ampiamente diffusi da questa Campagna[2] provano come gli effetti più pericolosi delle sostanze inquinanti siano quelli derivati dall’esposizione alle stesse durante la vita prenatale e anche prima del concepimento. Dobbiamo per questo smettere di fare figli o di allattare? No! Dobbiamo innanzi tutto essere informati e in seguito unirci per cambiare la situazione italiana al riguardo.

Scegliere di portare la nostra attenzione sul latte materno ha molteplici obiettivi:

  • Dare valore al fatto che il latte materno rappresenta di fatto un ANTIDOTO naturale agli agenti inquinanti in quanto attraverso meccanismi biochimici delle sostanze in esso presenti, è capace di contrastare in parte gli effetti di tali agenti.
  • Porre l’attenzione sul latte materno ci dà la possibilità di compiere un biomonitoraggio dell’intero territorio italiano attraverso campioni forniti dalle mamme volontarie agli istituti di ricerca; questi sono di facile reperibilità e analizzabili con un costo contenuto. Lo scopo non sarà certo quello di creare liste di latte più o meno inquinato fine a se stesse o per seminare il panico, ma piuttosto quello di attuare misure che tutelino la salute dei più piccoli a partire proprio dalle zone più esposte agli agenti inquinanti. Fermarsi davanti al dato dell’inquinamento del latte o peggio continuare a censurare i dati presenti negli studi che stiamo diffondendo attraverso la nostra Campagna, significherebbe di fatto non fare niente per cambiare la situazione e non avere l’esatta misura dello stato del problema dal quale, invece, si può partire per attuare politiche sanitarie ed istituzionali volte a colpire nel profondo le emissioni selvagge di agenti inquinanti presenti nel nostro Paese. Di fatto, non ci sono regolamentazioni sufficienti a proteggere i nostri figli e noi stessi e i dati ci fanno capire l’urgenza di rimboccarci tutti le maniche e di smettere di tacere o scandalizzarci per un’analisi superficiale o soltanto emotiva della questione. Mai come adesso occorre agire ed è necessario farlo unendo le forze di mamme, addetti ai lavori e opinione pubblica che si devono dare da fare insieme.
  • Se le mamme saranno informate di quanto il loro latte possa servire per migliorare e difendere la salute dei propri figli in zone inquinate e non, come di quanto il loro latte attraverso il biomonitoraggio possa servire al Paese intero per uno scopo così importante, siamo certi che non si fermeranno di fronte alla possibilità di dare ai propri figli, nipoti e generazioni a venire un futuro migliore in termini di salute e di equilibrio ambientale.
  • Non dimentichiamoci poi che anche il latte artificiale può essere inquinato o contaminato. Quello in polvere, per esempio, non è un prodotto sterile. Altri sono stati ritirati dal commercio in molti paesi (la lista è troppo lunga per trascriverla) perché contenenti sostanze inquinanti di vario tipo introdotte sistematicamente o accidentalmente durante la produzione e il confezionamento. Altre contaminazioni possono accadere in fase di preparazione, per l’uso di acqua inquinata o per manipolazioni inappropriate. Recentemente è stato rilevato anche che biberon e tettarelle possano recare nella loro composizione ftalati e bisfenolo A, che per anni sono stati ritenuti innocui e che solo da pochi mesi sono vietati. Questo non può succedere con il latte materno, che è un tessuto vivo mai uguale a se stesso ed è l’unico alimento a cm 0! Come tale non inquina e non contribuisce a sprecare energia e ad accumulare, al contrario del latte artificiale, rifiuti che poi potranno essere inceneriti per produrre altra diossina.

Cosa fare allora?

Con questa Campagna chiediamo:

  1. che venga ratificata la Convenzione di Stoccolma che fissa limiti severi e rigide misure di controllo all’emissione in ambiente di sostanze inquinanti e persistenti (POPs – Persistent Organic Pollutants)[3]. L’Italia è l’unico Paese dei 151 che l’hanno sottoscritta ma non ratificata.
  2. un  biomonitoraggio a campione del latte materno e del sangue cordonale nel nostro paese. Il latte materno è un indicatore molto attendibile dello stato dell’ambiente di vita della madre ed il suo monitoraggio è raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); negli studi fino ad ora condotti dall’OMS  l’Italia non compare e chiediamo pertanto che il nostro paese si allinei con quanto fatto al riguardo negli altri paesi  europei[4];
  3. la SOSTITUZIONE di pratiche inquinanti, antiecologiche ed antieconomiche quali l’incenerimento di rifiuti e biomasse, con pratiche virtuose quali la riduzione, il recupero, il riciclo e la trasformazione a freddo dei materiali;
  4. l’adozione di STRUMENTI DI CONTROLLO efficaci e continuativi da applicare a tutti gli impianti fonti di diossina e non eliminabili. In particolare ci sembrano indispensabili il campionamento in continuo delle emissioni di diossina da questi impianti e il monitoraggio a campione di matrici alimentari (latte, burro, formaggi, uova, carne, pesce, mitili, ecc.) nei  territori circostanti;
  5. l’approvazione del DISEGNO DI LEGGE per creare un marchio “dioxin free” per gli alimenti[5]

Non fermiamoci davanti a tali comunicazioni tanto necessarie quanto sconvolgenti. Non stiamo parlando soltanto di allattamento ma è in gioco l’intera salute delle generazioni future del nostro Paese. Elaboriamo insieme le nostre emozioni e volgiamole in azione costruttiva.

Ricordo, infine, che fra i promotori della Campagna ci sono Associazioni di genitori di bambini colpiti da tumore. Questi genitori sono l’anima del progetto e nessuno più di loro avrebbe voluto poter fare qualcosa PRIMA che i loro figli si ammalassero. Di certo adesso queste mamme e questi papà non stanno zitti ma cercano di agire nell’interesse di tutti noi;  per questo dobbiamo soltanto ringraziarli, rispettarli e prendere da loro l’esempio e la forza di fare con urgenza qualcosa e dicendo a gran voce: basta alla disinformazione su questo argomento!

Questo è il senso più profondo della nostra Campagna in difesa del latte materno dai contaminanti ambientali.

Dott.ssa Alessandra Bortolotti, psicologa perinatale.


[1] https://difesalattematerno.wordpress.com/manifesto/

[2] Per consultare gli studi https://difesalattematerno.wordpress.com/per-approfondire/

Inoltre a breve sarà caricato su youtube il video della conferenza stampa del 19 marzo accessibile a tutti.

[3] http://www.salute.gov.it/sicurezzaChimica/documenti/ConvenzioneStoccolma.pdf

[4]  L’analisi del latte materno è usata in tutto il mondo perché è il modo più semplice per valutare l’impatto degli agenti inquinanti sugli esseri umani; il latte materno è il tessuto umano più facile da ottenere ed analizzare. Si vedano le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:http://www.who.int/foodsafety/chem/POPprotocol.pdf ehttp://www.who.int/foodsafety/chem/pops_biomonitoring/en/index.html

[5] http://eworkshop.senatoperiragazzi.it/ddl/marchio-dioxin-free

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COMUNICATO STAMPA Tuteliamo il futuro dei nostri figli proteggendo l’ambiente, a partire dal latte materno! Video sulla Conferenza Stampa del 19 marzo

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  • […]  L’articolo di Alessandra Bortolotti è tratto da: https://difesalattematerno.wordpress.com/2012/03/23/se-il-latte-materno-e-inquinato-dobbiamo-smettere… Share this:TwitterFacebookLike this:LikeBe the first to like this post. This entry was posted […]

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  • 2. mammadifetta  |  26 marzo 2012 alle 22:25

    è possibile sapere in che senso il latte materno funzionerebbe da antidoto contro le sostanze inquinanti? ANche quando lo stesso latte presenta sostanze nocive?
    L’ho detto oggi al pediatra di mio figlio e a momenti mi rideva in faccia grrr…

    Rispondi
  • 3. adrianocattaneo  |  27 marzo 2012 alle 13:08

    Sono Adriano Cattaneo, epidemiologo presso l’Ospedale Infantile Burlo Garofolo di Trieste. Due punti per rispondere alla domanda di mammadifetta:
    1. il pediatra che a momenti ride in faccia è male informato. Se avesse letto gli articoli che mostrano come, a parità di esposizione in utero a pesticidi e PCB, i bambini allattati al seno hanno uno sviluppo neorologico e cognitivo a 1-2 e a 7-8 anni, non riderebbe. Per facilitargli il compito abbiamo messo a disposizione su questo blog due revisioni della letteratura medica che riportano i risultati di quegli studi.
    2. i promotori di questa campagna usano il termine “antidoto” in maniera inaccurata, per semplificare. Un antidoto annulla gli effetti di un veleno con meccanismi biochimici. Il latte materno annulla gli effetti degli inquinanti cui il neonato è stato esposto in utero con meccanismi biologici. Essendo ricco di sostanze che promuovono lo sviluppo dei neuroni e le connessioni tra gli stessi (sinapsi) fanno sì che il cervello cresca e si sviluppi meglio rispetto a quello di un neonato alimentato artificialmente (il latte artificiale non ha le sostanze di cui è ricco il latte materno). In questo senso, il latte materno funge da antidoto.

    Rispondi
  • 4. mammadifetta  |  9 aprile 2012 alle 06:16

    le semplificazioni sono molto pericolose dottor Cattaneo, e lei dovrebbe saperlo molto bene.
    Questo dell'”antidoto” all’inquinamento è l’ultimo miracolo che si aggiunge alla lista dei prodigi dell’allattamento al seno.
    La maggioranza di quei prodigi è frutto di SEMPLIFICAZIONI.
    Pare che per ora possiamo affidarci al fatto che il latte di mamma evita disturbi e malattie gastrointerinali.

    Rispondi
  • 5. adrianocattaneo  |  10 aprile 2012 alle 11:28

    sono d’accordo: le semplificazioni sono pericolose. Compresa la sua (“pare che per ora … malattie gastrointestinali”); l’allattamento al seno è un comportamento biologicamente e socialmente molto complesso, ma ne sappiamo decisamente molto di più di quanto lei sembra saperne. In ogni caso, proprio nella mia risposta avevo cercato di ovviare alla semplificazione “antidoto”, spiegando, seppure in poche parole, quanto la cosa non fosse semplice. Dal momento che conosco bene la letteratura sull’allattamento, sono ovviamente disposto a confrontarmi con lei, purché rinunci all’anonimato. Anche la mancanza di trasparenza è pericolosa.

    Rispondi
  • 6. gekina73  |  12 aprile 2012 alle 19:32

    Mi domando che cosa ci sia di pericoloso nell’anonimato.
    Avrebbe risposto così anche a qualche anonima plaudente?
    La mia “semplificazione” riporta alcuni ultimissimi studi che meterebbero in discussione i tanti benefici del latte materno. Ma sono certa che li avrà già letti.

    Mi domnado che cosa ci sia di “socialmente complesso” nell’allattare un bambino.
    Anche essere una persona è biologicamente e socialmnente difficile.
    Comunque nessun problema. Mi chiami mammadifetta o gekina. Se permette avrei qualche remora a disseminare il web dei miei dati. Questione di privacy.
    Ma possiamo dialogare comunque. Dopotutto il web solitamente funziona così.

    Rispondi
  • 7. adrianocattaneo  |  13 aprile 2012 alle 09:54

    1. non è l’anonimato ad essere pericoloso, ma la mancanza di trasparenza (vedi recenti vicende politiche; vedi tutti i conflitti d’interesse non disvelati; vedi la mancanza di glasmost nell’URSS; etc).
    2. sì
    3. già letti: pessimi. Per ogni studio che lei cita ne potrei citare dieci contrari.
    4. mai sentito parlare del dibattito nature/nurture? mai seguito le vicende complesse delle legislazioni sulle donne che allattano e lavorano? etc (per non annoiarla)
    5. verissimo
    6. passo e chiudo

    Rispondi
  • 8. gekina73  |  13 aprile 2012 alle 20:29

    Mi faccia capire dottor Cattaneo. Le da fastidio il mio anonimato o la mia presunta mancanza di trasparenza? Cosa mi mancherebbe? Un nome e un cognome? Crede che dichiarare certe cose ci immunizzi da conflitti d’interesse? O ideologici?

    Tutti gli studi sono pessimi, tranne quelli che ribadiscono i poteri taumaturgici del latte materno. Mi domando come mai le case farmaceutiche non abbiano tentato di scoprire i porcessi biochimici capaci di debellare la leucemia infantile….

    Sì certo. Sentito parlare di nature/nurture. Ma anche di derive pseudoscientifiche, di misoneismo cavalcante, di ecologia applicata al corpo delle donne, di maternità biologicamente data come “vero” e di paternità ancillare se non assente. E di Popper e di tanta altra degnissima gente.

    Intervengo qui perchè la vostra campagna sul latte materno inquinato (che pare non sia un danno perchè preserverebbe il lattante dai danni delle sostanze inquinanti….) me la sono ritroivata sul bancone del poliambulatorio del pèediatra di mio figlio.

    Sono una cittadina (donna e madre) arcistufa di questo martellamento mediatico sulla maternità secondo Cattaneo e altri. Sono stufa di vedere feti annegati nello spritz, stufa di vedere poster inneggianti all’allatatmento al seno, al parto naturale (quello “vero”, doloroso ma empowerizzante), campagne per i pannolini lavabili e pure per gli assorbenti (viene ei a lavarmeli?). Talmente stufa agra che dedico il mio poco tempo libero a metetrvi i bastoni tra le ruote (civilmente e nella logica del dibattito civile s’intende). E non mi paga nessuno dottor Cattaneo. Nememno la Nestlè che tanto le fa paura… se era questo che intendeva ricordandomi “conflitti d’interesse non disvelati”, glasnost ecc…

    Passo e chiudo pure io. Ma sto traducendo uno di quegli studi che a lei non piacciono. Credo che sia giusto che le donne siappiano che per ogni studio a favore dell’allattamento al seno, ce ne sono altri che minimizzano i benefici (che ripeto, sempre secondo questi studi, si limiterebbero alle malattie e disturbi gastrointerinali).

    Rispondi
    • 9. Paola Mariotti  |  15 aprile 2012 alle 05:58

      cara Gekina, se milioni di anni di ininterrotto e inalterato funzionamento dell’allattamento, attraverso cataclismi ambientali ed estinzioni di massa, non bastano come garanzia, e se la mole dei dati sugli effetti positivi dell’allattamento materno sulla salute dei mammiferi si può mettere in discussione, cosa serve parlarne? Ma io, come pediatra, oggi, nel dare consigli alle neo madri, mi devo basare sul fatto che gli studi sugli esiti di salute infantile, condotti in paesi industrializzati, e, quindi, inquinati, dimostrano che questa è migliore negli allattati al seno. Se ne dovrebbe dedurre che esistono fattori, nel latte umano, immunologici o di altro tipo, che “mitigano o diminuiscono il danno dei contaminanti ambientali”: possiamo chiamarlo effetto “antidoto” o in altro modo, ma il fatto, resta. Per chi sente il dovere di consentire alle future generazioni di ottenere il miglior livello di salute possibile, non c’è alternativa che promuovere proteggere e supportare l’allattamento materno. Ogni donna poi, adeguatamente informata, sceglierà come nutrire il proprio figlio.
      Cordiali saluti,
      Paola Mariotti

      Rispondi
  • 10. gekina73  |  15 aprile 2012 alle 06:12

    Gentile dottoressa Paola Mariotti,
    con l’umiltà di chi non ha una laurea in medicina e non conosce l’epidemiologia le posso dire che il suo è un errorte logico che viene ben sintetizzato dalla storia del tacchino induttivista.

    Lei osserva dagli studi (quali?) che i neonati allattati al seno hanno migliori esiti di salute.
    Ne deduce che il latte di mamma ha qualcosa che preserva dai danni da inquinamento.

    Io potrei dedurre altro. Ossia, dato che statisticanente è provato che al latte artificiuale passano più gfacilemnte le famiglie con reddito medio basso, potrebbe essere che queste famiglie con un potere d’acquisto minore comprino o affittino casa in zone urbane più inquinate (quindi più care).

    Oppure che statisticamente che ha più soldi fa fare più vacanze ai bambini. E magari quelli ammalati di disturbi alle vie respiratorie, se hanno genitori danarosi li porteranno due mesi al mare ecc…

    Questo è uno dei punti tanto cari alla buonanima di Federspil e di filosofi come Popper o Russell

    Rispondi
  • 11. gekina73  |  15 aprile 2012 alle 06:16

    Concludo che è vero, siamop sopravvissiuti a tutto.
    Ma l’uomo ha iniziato ad allungare le sue aspettative di vita da poco.
    Fino a non molto tempo fa – e mi riferisco anche all’Italia o ad altri paesi industrializzati – le aspettative di vita di un bambino sotto i 5 nni non erano poi molte.
    Le mamme che non avevano il latte (le mastiti ad es sono sempre esistite) si affidavano alal balia (per chi aveva soldi) o al latte animale o a polentine diluite. I bambini morivano come mosche… ma siamo sopravvissuti pure a questo. Solo che rispetto ai nostri avi sopravviviamo di più (non dico meglio che è questione relativa).

    Rispondi
  • 12. Campagna Difesa Latte Materno dai contaminanti ambientali  |  15 aprile 2012 alle 16:12

    Cara signora, potremmo proseguire con lei i nostri scambi di opinione intorno al confronto fra alimentare un bambino con un prodotto industriale somministrato con metodi artificiali rispetto al nutrirlo ed accudirlo secondo quello che è normale, ma riteniamo che sarebbe un dialogo sterile.
    La letteratura scientifica sulll’argomento esiste ed è quantomai ampia. Peraltro, anche se non fosse così, a nostro avviso l’allattamento è una pratica normale e quindi non dovrebbero essere necessarie prove del fatto che la sua mancanza fa male alla salute di mamma e bambino. Sta ad ognuno documentarsi ed interpretare ciò che legge secondo la propria sensibilità, e poi agire di conseguenza.
    Quello che pensiamo noi, e che suggeriamo alle mamme, è chiaro e si può leggere su questo sito o su quelli delle associazioni promotrici della campagna. Preferiamo riservare questo spazio a commenti in tema con la Campagna per la difesa del latte materno dai contaminanti ambientali, di cui questo è il sito internet.
    Con questo, chiudiamo la discussione con lei, Cordiali saluti
    I Promotori della Campagna

    Rispondi
  • 13. Francesca  |  18 agosto 2012 alle 20:23

    C’è chi nega anche che l’olocausto sia esistito (ovviamente fascisti), c’è chi asserisce che l’aspartame è assolutamente innocuo (stranamente solo ricercatori e scienziati finanziati dalle stesse multinazionali che producono alimenti con aspartame)….e c’è chi minimizza o annulla i benefici del latte materno (a favore, quindi, di quello artificiale) probabilmente perchè non ha voluto o potuto allattare, o semplicemente per uno spiccato “spirito di contraddizione”. Signora gekina, si rilassi, per quanto le sue argomentazioni siano così ricercate, sono scandalosamente campate in aria….e fortunatamente non basteranno a mettere in discussione (almeno in questo sito) i grossi benefici che il latte materno fornisce al neonato, ma anche alla mamma….ad esempio abbassa sostanzialmente l’incidenza di tumore al seno. Ma ovviamente Lei sarà scettica e andrà a ricercare improbabili studi che annullino la veridicità di questo dato. In bocca al lupo per la ricerca :))

    Rispondi

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