Taranto, profitti contro salute

1 dicembre 2012 at 05:35 Lascia un commento

Taranto-Ilva3Il governo vara un decreto per far produrre gli impianti dell’Ilva posti a Taranto sotto sequestro dalla magistratura in quanto pericolosi per la salute.
In poche parole si fa un salto indietro di tre secoli e viene infranto il principio della tripartizione dei poteri, quella tripartizione che da D’Alambert (1717-1783) in poi mira a garantire al potere giudiziario l’assoluta indipendenza dal potere esecutivo e quindi dal potere politico.
E tutto ciò avviene mentre a Taranto ogni mese muoiono due persone in più per inquinamento industriale. Lo dice una autorevole perizia commissionata dalla magistratura.
Nel quartiere Tamburi i bambini sono costretti a “fumare” un equivalente di mille sigarette all’anno. Inalano benzo(a)pirene cancerogeno in quantità inaccettabile.
Non è possibile che oggi non scatti un moto di indignazione e di protesta paragonabile a quello che scattava quando Berlusconi tentava di interferire con l’azione moralizzatrice della magistratura.

Qualcuno potrebbe dire che il potere politico sta facendo di tutto – persino un decreto legge anticostituzionale – per difendere i posti di lavoro degli operai dell’Ilva. Falso. Assolutamente falso.
Se il potere politico volesse veramente giocare tutte le carte e avesse a cuore questi operai, chiederebbe il ritiro dall’Afghanistan di una missione che costa 780 milioni di euro l’anno, una somma sufficiente a impiegare ventimila lavoratori nella bonifica dei terreni inquinati, riconvertendo operai che inquinano in lavoratori che disinquinano.
Se il potere politico avesse a cuore la sorte degli operai dell’Ilva, non darebbe il proprio appoggio al prepensionamento di 30 mila militari per risparmiare sul personale della Difesa e poter così investire massicciamente sugli aerei da guerra F35.
Tutto questo avviene mentre emergono le intercettazioni telefoniche che attestano il coinvolgimento di importanti esponenti politici nel disastro ambientale di Taranto, intercettati dalla Procura mentre si accordavano amabilmente con uomini dell’azienda Ilva.
La Procura di Taranto punta adesso ad indagare per “associazione a delinquere”.
All’ipotesi di reato di disastro ambientale doloso e colposo, si aggiunge l’inquietante ombra di un accordo politico trasversale che governava i destini di Taranto, in combutta con un’azienda inquinante che emetteva quattromila tonnellate all’anno di polveri.
A Taranto è nata un’inchiesta del peso di Mani Pulite. Nasce sulla questione della salute. La Procura di Taranto merita la solidarietà di tutta l’Italia.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

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